.
Annunci online

IoDivergo [ Raccolta incondizionata di pensieri alternativi per tutti coloro che amano pensare in maniera alternativa e libera e che pur sentendosi Bastion Contrario non credono di aver così torto. ]
 


(ATTENZIONE): l'Autore dichiara di non essere responsabile per i commenti inseriti nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze non sono da attribuirsi all'Autore, nemmeno se il commento viene espresso in forma anonima o criptata.


Dimenticata...
Il testo completo della risoluzione ONU 1511 sull'Iraq


La frase del momento:
Credete a tutto ciò che sentite sul conto del mondo, nulla è troppo brutto per essere impossibile
(Honoré De Balzac )

Piccoli Link crescono: (si ringrazia gli autori dei blog citati)

1) Conosciamo veramente Isreale? (by IlblogdiBarbara)

2) C'è solo da piangere! (by liberaliperIsraele)

4) Ovviamente (by Herakleitos)

5) 
Israele è anche questo (by Barbara)


Attenzione: Questo Blog ha le dita macchiate!
 







                      


www.tocque-ville.it
   www.tocque-ville.it

                                                   

Un immagine...ogni tanto:

  


10 maggio 2007


Reciclati...

Purtroppo la mia connessione ADSL di casa ha deciso di dare Forfait, almeno per un pò di tempo, così sono costretto ad utilizzare il collegamento di lavoro, che però non mi permette di sfruttare al meglio il tempo per scrivere come vorrei...

Ecco il perchè, su un argomento per me tanto importante mi affido ad un copia-incolla dal sito "Informazione Corretta"...

Il primo di questi due testi, rappresenta molto bene la mia idea sul comportamento di Fausto Bertinotti, sul tema del Medio Oriente e in particolare di Isarele e Palestina.

La cosa più imbarazzante di tutta la vicenda e quella da cui questo post ha preso il titolo, il riciclaggio politico di una persona come Berrtinotti, che appena varcata la soglia della sua carica istituzionale, rappresenta attivamente quel partito e quell'insieme di persone che sostengono i terroristi palestinesi e che non perdono occasione per manifestare il loro odio verso isreale.

Il secondo testo (sempre preso da "Informazione corretta") dimostra quanto detto, non sò se Paola Canarutto sia direttamente legata al partito di Bertinotti, ma certo che fà parte di quel popola che "reciclando" antichi odii ideologici, si aspettava dal "Bertinotti Istituzionale" dichiarazioni più corrispondenti al "Bertinotti Politico".

Se poi si vuol andare ancora più nello specifico e guardare come i giornali italiani hanno presentato l'incontro tra Bertinotti e le comunità Israeliane basta dare un occhiata a questo stupendo Dossier intitolato "
Dossier su Bertinotti a Gerusalemme" (ancora di Informazione Corretta").

Si evidenzia come i giornali italiani parlino dell'attacco delel comunità Isareliane ad una "carica istituzionale" Italiana, senza capire che dietro quella carica vi è la stessa persona che guida politicamente una sinistra che fà dell'odio verso Israele una sua bandiera fondamentale, che sostiene sempre e comunque i terroristi e che con le vecchie scuse/bugie su nazionalismo e oppressori vuole sancire la morte di una democrazia e di uno stato a favore di coalizioni terroristiche organizzate.

Dove non arrivano le parole, a spiegare la "natura intrinseca di Bertinotti" arriva questa immagine, che si dimostra se non altro "significativa" della linea "profonda" che Bertinotti segue, e che la sua "equidistanza" e molte delle sue dichiarazioni su Isarele nascono dalla sua "carica istituzionale"...
Fausto Bertinotti indossa volentieri la kefia palestinese, ma non la kippà dentro al Tempio italiano di Gerusalemme

Ma una persona, nelle sue parole e nei suoi gesti, deve seguire principalmente la propria coscienza (per non citare la coerenza) e quella non si può "reciclare" in base alla carica politica o ai compiti istituzionali...

Si ricordi di cosa pensano le persone del suo partito, e più in generale la sinistra italiana (che lui ha contribuito a fomentare) quando si reca in visita alle nostre truppe armate (ricorda Sig. Bertinotti, i cartelli con su scritto 10,100,1000 Nassirya???) o quando si reca nelle sinagoge ebraiche (si ricorda Sig, Bertinotti, le posizioni di sostegno del suo partito a favore di Hamas???).

Fuasto Bertinotti rimane solo uno, e le sue posizioni sono piuttosto chiare e certo non vicine a Isreale, il fatto che ora occupi una carica istituzionale così importante e casomai una aggravante e non un motivo di "riciclo" politico.




Da "Informazione Corretta", da leggere a questo "link"

«Siamo ebrei!», strillò qualche anno fa, a un congresso di Rifondazione comunista, Fausto Bertinotti. Significava, pressappoco, che occorre considerare i diritti degli ebrei come diritti di tutti, e la violazione dei loro diritti come una lesione che pregiudica tutti. Bel discorso. Ma fuori tempo e, come si dice, fuori contesto. Bertinotti infatti non gridava «Siamo ebrei!» dopo gli incendi delle sinagoghe, né dopo le profanazioni dei cimiteri ebraici, né dopo il linciaggio di due soldati israeliani a Ramallah, né dopo i proclami antisemiti di Osama Bin Laden, né dopo i tanti roghi delle bandiere israeliane, qui, nelle nostre città. In nessuna di quelle occasioni Fausto Bertinotti sentiva l'esigenza di gridare «Siamo tutti ebrei!». «Io sono un ebreo!» l'aveva gridato, giusto qualche settimana prima, un giornalista fatto prigioniero in Pakistan. Si chiamava Daniel Pearl, era americano, era ebreo, e doveva confessare questa vergogna mentre lo sgozzavano davanti a una telecamera. E Bertinotti? Non gridò. Non disse nulla. Non era dunque un processo di identificazione e condivisione quello che portava Fausto Bertinotti a quella sceneggiata congressuale: era il timore dell'antisemitismo. Il timore del "proprio" antisemitismo, e va da sé che quando diciamo "proprio" non intendiamo il suo personale, di Fausto Bertinotti, ma quello diffuso e risorgente, specie a sinistra, di cui Bertinotti ha rischiato e ancora rischia di farsi interprete e giustificatore. E il tempo (ormai è passato qualche anno) non deve essergli bastato per imparare proprio nulla se ieri, durante una sua visita in Israele, s'è perfino stupito di non ricevere soltanto applausi. I rappresentanti della comunità ebraica italiana di Gerusalemme, infatti, lo hanno accolto per quel che è: uno di sinistra, e di quella sinistra in particolare che ciurla nel manico, che non risponde, che nega, quando si tratta di ammettere che nel nostro Paese un odioso pregiudizio antiisraeliano, viscidamente screziato d'antisemitismo, è allegramente coltivato in campo "democratico". Anziché replicare, come polverosamente ha fatto, che lui era lì in veste istituzionale, come presidente della Camera («non posso rispondere alla pari...»), avrebbe potuto meditare su una questioncella che evidentemente non sfiora neppure la periferia della sua attenzione civile e democratica: e cioè che Israele è l'unico paese al mondo a rischio di distruzione. E non semplicemente nei sogni sterminatori di qualche pazzo, ma per obiettivo addirittura dichiarato di diversi Stati sovrani, nonché per delizioso programma sterminatore di veri e propri eserci- ti di terroristi. Il tutto, nel quadro di un consenso di fatto nel mondo arabo e islamico davanti al quale le classi dirigenti della sinistra europea, e italiana in particolare, fanno spallucce. O peggio, elevano motivi di giustificazione: primo, la condizione dei palestinesi. Faccenda che ha avuto l'incuria di sollevare proprio Bertinotti, sempre ieri: «sono reduce dall'aver visto i campi profughi e la condizione dei palestinesi nei loro territori», ha dichiarato, «e credo che essi meritino una qualche comprensione». Ne meritano eccome, a patto che la sofferenza dei palestinesi non sia mai, nemmeno lontanamente, presa a causa di giustificazione dello stragismo terrorista, ciò che invece sistematicamente accade. E che continuerà ad accadere sin tanto che la condanna di ogni attentato sarà accompagnata dai "ma" e dai "però" che puntualmente guarniscono i commenti di routine: «No al terrorismo, però la politica di Israele...»; «No al fondamentalismo, ma i territori occupati...». Nell'idea, dunque, per stare a quel vecchio show di Bertinotti, che si possa gridare «Siamo ebrei!» se e fin tanto che Israele fa una politica che ci piace, e con la conseguenza che i diritti degli ebrei di non bisogna rivendicarli e difenderli in ogni caso, ma secondo che Israele acceda o no alle "legittime" richieste dell'estremismo palestinese. Sono queste le ambiguità, le contraffazioni, le ipocrisie denunciate dalla comunità ebraica italiana di Gerusalemme. Fausto Bertinotti avrebbe dovuto farsene carico. Non come presidente della Camera? Come persona civile.


Da "Informazione Corretta", da leggere a questo "link"

Per Paola Canarutto del gruppo  "Ebrei europei per una pace giusta" se una critica si può muovere a Bertinotti è di non attaccare abbastanza duramente Israele. Per lei terrorismo, fondamentalismo islamico e volontà di spazzare via lo Stato degli ebrei dalla faccia della terra non esistono. L'unico problema del Medio Oriente è il "nazionalismo" israeliano, Ecco il testo:

La visita del Presidente del Parlamento italiano a Gerusalemme è stata segnata da un virulento quanto immotivato attacco di alcuni esponenti della comunità ebraica italiana, che hanno criticato in Italia la stampa «di sinistra», rea di avere «pregiudizi contro Israele». Evidentemente, costoro vogliono ignorare che i maggiori giornali italiani, a cominciare dal Corriere della Sera e La Stampa, fanno trattare le questioni che riguardano Israele e Palestina da giornalisti molto filoisraeliani. Il partito a cui è legato il quotidiano l'Unità, e l'Unità medesima, hanno tra i massimi dirigenti dei leader di «Sinistra per Israele», che difendono Israele in ogni circostanza.
Vi è in Italia un solo quotidiano italiano di sinistra, non legato ad alcun partito, a dare costantemente un'informazione rigorosa sulla drammatica situazione del popolo palestinese, in Israele e nei Territori Occupati: sulle molte migliaia di case distrutte, sull'economia strozzata, sugli oltre 10.000 prigionieri, fra cui centinaia di minorenni, molti dei quali senza formale incriminazione, spesso torturati. Gli ospiti di Bertinotti hanno sbrigativamente sorvolato su tutti questi fatti accertati, denunciati anche dal quotidiano israeliano Ha'aretz. Hanno sostenuto che i cittadini israeliani arabi-palestinesi godono dei diritti di cui godono gli israeliani ebrei, mentre sono discriminati nella scuola, sul lavoro, l'accesso alla terra e il diritto alla proprietà.
Gli esponenti israelo-italiani, che hanno ricevuto Bertinotti nella sinagoga, lo hanno attaccato approfittando del fatto che, per la qualifica istituzionale, non poteva difendersi liberamente. Ma, da Bertinotti, noi della sinistra ebraica speravamo qualcosa di più: una parola chiara contro il Muro - costruito in gran parte in territorio palestinese -, contro i posti di blocco, che rendono impossibile ai palestinesi spostarsi e raggiungere il luogo di lavoro, contro la confisca di acqua, contro l'uso di scudi umani, contro le torture in carcere, contro la politica di vietare (da 14 anni!) ai palestinesi senza il permesso dell'occupante di raggiungere Gerusalemme Est (territorio occupato!), e quella di rinchiudere (da 14 anni!) gli abitanti di Gaza in una prigione a cielo aperto.
Compito della sinistra è sostenere l'oppresso, non l'oppressore; l'occupato, non l'occupante. La nostra delusione non è solo etica: è anche politica. Se non si distrugge il Muro, se non si abbandonano le colonie (costruite contro la legge internazionale), non può nascere uno stato palestinese economicamente autosufficiente, ma solo un insieme di bantustan senz'acqua, sotto il controllo israeliano. Gli esponenti italo-israeliani ci hanno offeso come ebrei: l'Israele che difendono ha gettato alle ortiche, disonorandola, la nostra tradizione culturale di universalismo e di pace, che ci ha sempre schierati contro il più sanguinario degli idoli, il nazionalismo. Questo ha generato le peggiori aberrazioni, di cui purtroppo Israele è ora un esempio.


By And.c




permalink | inviato da il 10/5/2007 alle 13:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


7 maggio 2007



Piccola digressione sportiva (sulla partita Fiorentina - Milan di qusta domenica)

A volte per notare le "incongruenze" tra vari giornali non serve osservare le notizie di cronaca....

Piccolo esempio di titoli "Divergenti"




By And.c




permalink | inviato da il 7/5/2007 alle 23:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


25 aprile 2007


Giovani Media e Giovani sgozzatori....

Cosa lega il video shock della decapitazione di una presunta spia talebana eseguita da parte di un ragazzino di 12 anni,  e la notizia certo meno roboante dello sviluppo da parte di Al Jazeera di un nuovo tipo di “piattaforma multimediale della notizia”??

Apparentemente le due notizie sembrano non avere nulla in comune, ma il legame c’è ed è anche preoccupante...stiamo infatti entrando in un terreno molto controverso, su cui si discute molto e già da molto tempo …… stiamo parlando delle nuova piattaforme di informazione

Dal magazine del Corriere della Sera apprendo la notizia che , Al Jazeera ha intenzione di aprire una piattaforma “New Media”. L’idea è infatti quella di sfruttare le tecnologie Wireless, podcasting e MMS nonchè la piattaforma Internet 2.0 associandole all’uso di quelli che potremo chiamare “i nuovi strumenti di reporting” ovvero i telefonini di ultima generazione.

Distribuendo nelle zone calde un numero sufficiente di telefoni di ultima generazione, il network arabo ottiene un vantaggio immediato … dove vi è carenza di giornalisti e di reporter è facile trovare qualcuno disposto a girare video e immagine tramite un telefonino.

Una quantità di immagini e di notizie prima impensabili anche alla più grande agenzia giornalistica.

Il sottoscritto, che si pone sempre a favore del progresso e della tecnologia, ha però qualche dubbio davanti ad idee di questo tipo.

Si badi bene che non voglio certo girare la colpa alla tecnologia, la colpa sta tutta nell’uso che se ne fa, ma proprio per tale motivo sembra che questa così preziosa tecnologia in grado di avvicinarci alla notizia sia invece fonte continua di una “sindrome da eccesso di informazione” che ormai stà contagiando un po’ tutti.

Cercherò di spiegarmi meglio … tutti concordano che la prima vera rivoluzione nella diffusione delle informazioni sia stata la nascita di Internet … da questa estrema libertà è nato uno strumento potente e certamente lodevole come quello dei Blog (proprio come questo), improvvisamente si è aperta a tutti la possibilità di esprimere opinioni, idee e teorie raggiungendo istantaneamente ogni persona del globo.

Non che questo sia un male, anzi, i blog sono diventati il simbolo della libertà di stampa, della possibilità si esprimere sempre e comunque la propria opinione.

Il male nasce quando tali strumenti diventano non tanto complementi di informazioni, o luoghi dove viene riportata una dato pensiero … bensì luoghi che vengono elevati a veri e propri “santuari della notizia”, quei luoghi dove ogni notizia affonda la sua veridicità non nell’essere comprovata ma nel suo non essere ripresa dai media ufficiali.

Insomma, oggi come oggi vi è un innata convinzione che se una notizia riportata da un blog  non risulta presente nei media ufficiali, essa non possa essere falsa o parzialmente falsata, bensì sia essa l’assoluta verità, non riportata da altri media per motivi politici/economici.

Non voglio avere la presunzione di dire che i “New Media”  sono luoghi di disinformazione, quando invece vi sono rinomatissimi casi in cui tali informazioni sono state date prima e meglio rispetto a fonti convenzionali.

Voglio invece sottolineare come questo “bombardamento mediatico” stia invece provocando effetti devastanti sull’informazione. Non vi sono più fonti affidabili di informazione, anzi vi è la convinzione che tutto ciò che è “ufficiale” sia falsato e fittizio, mentre invece la verità risieda nei meandri di Internet.

Dato che su Internet è possibile trovare di tutto, comprese le più fantasiose teorie e le più svariate opinioni è facile capire come le due cose sommate insieme possano facilmente allontanare le persone dalle notizie “reali” facendole slittare in un campo di informazioni falsate (in buona o cattiva fede), di notizie “opinionizzate” se non addirittura di notizie puramente propagandistiche.

E qui torniamo al video talebano, e ai suoi chiari intenti propagandistici,  ovvero l'intenzione di dimostrare la determinazione dei giovani terroristi accorsi alla chiamata della Jihad e intende anche dimostrare quale sia il destino di chi intende tradire la causa talebana.

L’ “informazione casereccia” creata da chiunque di noi, viene equiparata o addirittura considerata superiore a quella espressa da fonti giornalistiche autorevoli. Incasellando questo nell’ambito dei meccanismi della mente umana si arriva facilmente a dedurre un effetto che io amo chiamare “Capricorn One” (dal famoso film), ovvero in parole mie:

“perché dovrei fidarmi del giornalista/giornale “X” che mi dice che l’esercito è stato attaccato dai ribelli, mentre questo blog/sito/video/documentario mi dice il contrario, sicuramente la verità è questa proprio perché non ve ne è traccia nelle fonti ufficiali”

Ma a tutto questo è necessario aggiungere altro, proprio prendendo esempio da fatti di cronaca come quello del video talebano.

Proviamo a tralasciare per un attimo orribili cose come la “Top Twenty del terrore” o i siti apertamente terroristici … basta infatti guardare la cronaca quotidiana interna per trovare le bufere che hanno investito i “virtual space” che ospitano i “video e foto fai da te”. “ITube” è solo un piccolo esempio, di come l’incolpevole tecnologia ospiti video di colpevolissime persone.

Mi chiedo dunque quali possano essere i filtri che regoleranno la futura “nuova era” di Al Jazeera, quali saranno i “video” che rivoluzioneranno l’informazione?, quelli girati da qualche improvvisato operatore che raccoglie immagini di un fatto rilevante oppure quelli di bambini sgozzatori apertamente distribuiti dagli stessi talebani? Saranno quelli della distruzione di un autobomba a Baghdad o quelli di qualche Humvee distrutto da un ordigno nascosto?  Ci sarà posto per far vedere il coraggio dei poliziotti Afghani e Iracheni o vi sarà posto soltanto per far vedere gli effetti delle bombe a loro indirizzate?

Credo che siano domande da porsi, non per malafede o avversione al progresso dell’informazione, ma per capire quale sarà la strada che le future notizie dovranno intraprendere prima di giungere a noi, quale dovranno essere le nostre capacità per analizzarle e ottenere una vera rappresentazione delle realtà.

Insomma il futuro dell’informazione sarà nelle nostre mani o in quelle di un ragazzo sgozzatore con un telefonino?

By And.c

PS: L'argomento è particolamente complesso e necessario di ulteriori approfondimenti, spero solo di aver spiegato almeno in parte il mio punto di vista, che forse illusterò ancora meglio in un eventuale approfondimento dell'argomento.




permalink | inviato da il 25/4/2007 alle 1:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


16 aprile 2007


YOM HA-SHOAH

In un mondo che vede aumentare sempre più l'antisemitismo, in un mondo che sempre in maggior parte abbraccia l'idea di chi nega l'olocausto...

In questo mondo, c'è chi ricorda i 6 milioni di vite distrutte dalla follia umana...

Che le sirene suonino in eterno nelle nostre coscienze....

E l'unica frase che mi viene in mente quando mi fermo per due minuti a pensare a quell'orrore è:


"Ricordate le vittime, ricordate gli assassini e ricordate che il mondo è rimasto in silenzio!"
E ricordate che questo è stato!



By And.c




permalink | inviato da il 16/4/2007 alle 23:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


14 aprile 2007


Lettera ad un italiano

Ciao Fabrizio,

E’ strano parlare di te con il tuo nome, dato che non ti ho mai conosciuto...mi perdonerai se mi permetto di farlo...

oggi sono passati 3 anni...3 anni da quando i terroristi che ti trattenevano eseguirono la tua condanna a morte, reo di svolgere in Iraq il tuo lavoro, reo di essere un italiano.

La spietatezza e l’inumanità di questi terroristi hanno spezzato la tua vita a 36 anni, hanno voluto ed hanno ottenuto la tua morte, punendoti per quello che non potevi non essere, un italiano.

Hai guardato il loro volti fino all’ultimo istante, Fabrizio, e fino all’ultimo istante hai mantenuto la tua dignità. Qello che non hai visto, dopo la tua morte, e forse quello che poteva ferirti maggiormente... non la ferocia o la vigliaccheria dei terroristi, ma la ferocia, la vigliaccheria, la cattiveria e l’indifferenza di una gran parte dell’Italia, di quel paese in cui eri nato e cresciuto, di quel paese di cui eri figlio.

Ai tuoi boia hai detto “Vi faccio vedere come muore un italiano”, esprimendo con poche parole molto più onore di quanto i nostri “onorevoli” riescano a fare con ore di parlantina.

Ai tuoi assassini hai detto “Vi faccio vedere come muore un italiano”, con poche parole hai negato loro la possibilità di domare con la paura la tua anima, la tua dignità.

Ai tuoi carnefici hai detto “Vi faccio vedere come muore un italiano”, con poche parole hai tolto loro quell’aria di “difensori della patria” di “resistenti” riportandoli alla crudeltà di essere assassini.

Molti italiani non hanno capito il senso delle tue parole, il senso della tua morte...non hanno capito quanto amore per la vita c’era nelle tue parole da condannato, quanto onore e orgoglio si nascondevano dietro di esse, molti non hanno capito niente e alzano ancora bandiere della pace nei confronti di chi ha alzato il fucile dietro la tua testa.

Sono passati 3 anni dalla tua morte Fabrizio, ma la situazione non è migliorata, c’è ancora in italia chi dovrebbe guidare un paese e raccogliere le sfide del terrorismo, che non riesce a parlare ed agire neppure con una minima parte di quel coraggio che tui hai dimostrato.

C’è ancora una grande parte di persone che invece di capire l’inumana natura dei tuoi assassini continua a chiamarli “resistenti” e inneggia addirittura a nuove morti italiane.

C’è chi non ha la forza di affrontare le situazioni di crisi e preferisce i patti con il diavolo, piuttosto che affrontare le estreme conseguenze delle proprie azioni o lottare per esse.

E ora che l’Italia si presenta al mondo come il paese delle trattative con i talebani, del ritiro dei contingenti, dell’impegno Soft e di tutti gli altri “paliativi”, scrivo questa lettera a chi invece come te ha pagato con la vita la follia del terrorismo e l’odio viscerale contro l’occcidente.

Credimi Fabrizio, se il tricolore italiano non rappresenta solo un pezzo di stoffa, se il suo verde rappresenta la speranza in un futuro in cui le libertà di cui godiamo siano a disposizione di tutti, se il suo bianco rappresenta la purezza di chi non ha svenduto anima e dignità a dei vili assassini, e se il suo rosso rappresenta il sangue di tutti quegli italiani morti con onore per difendere tutto quello che questa terra rappresenta, allora...forse stò parlando ad uno dei pochi italiani che abbia mai visto.

Addio Fabrizio, c’è anche un Italia che non ti dimenticherà.

14 Aprile 2007

In onore a Fabrizio Quattrocchi rapito e ucciso in Iraq.

By And.c




permalink | inviato da il 14/4/2007 alle 12:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


13 aprile 2007


Tanti metri sopra il cielo....

Oggi non parlo di bombe, di liberazioni contestate, di trattative internazionali...oggi, nonostante l’attualità di tutte queste cose, voglio salire un pò...anzi salire molto...volare in alto nel cielo e indietro nel tempo...esattamente a 46 anni fà...

Il 12 aprile 1961,  Jurij Gagarin, all'interno della navicella Vostok 1 parte per il volo spaziale che lo farà diventare il primo uomo nello spazio.

Compie un'intera orbita attorno alla terra, viaggando ad una velocità di 27.400 km/ora, ed è così il primo a vedere il nostro pianeta dallo spazio...

Sono passati ieri 46 anni da quella coraggiosa missione di quell’uomo, e ancora oggi, ci sono uomini che dedicano la loro vita all’esplorazione del cosmo, ci sono fondi (sempre troppo pochi) dedicati a sviluppare quella teconologia che permise a Gagarin di volare nello spazio e che 8 anni dopo permise al trio Armstrong – Collins – Aldrin a posare il primo piede sulla luna.

C’è chi pensa sia triste che mentre sulla terra vi siano ancora la fame e la carestia vi siano immensi patrimoni investiti nella ricerca spaziale. Trovo invece che proprio tale campo sia una della più grandi sfide dell’uomo, una sfida che l’uomo non può rifiutare se non pagando il prezzo di rinunciare per sempre ad una delle sue più nobili caratteristiche, la curisosità e l’amore per la scoperta e la conoscenza.

In ogni campo, ogni progresso è dovuto alla volontà di pochi umoni di scoprire i segreti e la conoscenza che si nascondeva dietro l’ennesima sfida...l’universo apre all’uomo una sfida senza fondo...una  vastità di conoscenze illimitata e la realizzazione di sapere, ogni giorno di più, quanto siamo piccoli nei confronti del creato, ma quanto attraverso il nostro ingegno e il nostro impegno possiamo spingerci sempre oltre.

Il volo di Gagarin, le missioni Apollo, le sonde spaziali, i satelliti, Hubble, tutte le missioni Shuttle, le missioni su marte...sono passi importanti fatti dall’uomo per affrontare quel mistero che si estende fuori dalla protettiva atmosfera del nostro mondo.

Il futuro è un percorso incerto dove tutto è possibile, credere che l’uomo, che da millenni non riesce a sconfiggere le piaghe del nostro pianeta possa avere la forza per sfidare l’immenso universo non è facile, anche per chi, come il sottoscritto,  “respira” le utopisitche atmosfere dei film e telefilm di fantascienza.

Non possiamo neppure sapere se i nostri limiti fisici ci permetteranno di spogerci poco oltre quello che molti hanno definito il nostro “giardino di casa”...

Sappiamo molto poco del futuro che ci attende e ancora meno di quel luogo misterioso in cui le nostre piccole vite, la nostra tecnologia, tutte le nostre incrollabili certezze svaniscono davanti alla potenza e alla maestosità delle forze che regolano il cosmo.

Possiamo appellarci solo a poche cose per continuare a giocare una partità così importante per il nostro futuro...la “voglia di scoprire” che anima il genere umano e il coraggio di persone come Jurij Gagarin, e di come lui, rischia tutto per fare quel primo passo che apre una strada verso un nuovo futuro.

E chissà che affrontare con coraggio queste nuove sfide non ci dia la forza e la volontà per riuscire a imporci su quelle più antiche.

By And.c



PS:
Mi sembra doverso citare un elogio a Google, che ieri segnalava, l’anniversario dell’impresa. E quantomeno suggestivo che il ricordo di Jurij Gagarin, pioniere del cosmo, venga affidato proprio ad uno strumento che ha permesso a tutti di navigare in quel vasto universo di Internet.



PSS: Un doveroso grazie a tutti coloro che hanno perso la vita nel riuscire o anche tentare di portare la conoscenza umana un passo oltre.




permalink | inviato da il 13/4/2007 alle 12:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


5 aprile 2007


Un Uomo....Un Genio


Mahmoud Ahmadinejad è un uomo che ha salvato milioni di vite...

Un uomo che ha affondato il più grande colpo all’economia capitalista...

Un uomo che istituto l’idea più geniale da quando esiste il sistema economico mondiale...

Ed il tutto senza rendersene neppure conto, il bello di quest’uomo è che ha idee geniali ma quasi senza rendersene conto...o almeno in parte...

Ha infatti realizzato una sua prima idea (questa pensata ed eleborata) trasfromato la lberazione dei 15 marinai inglesi in un evento mediatico, trasmettendo la loro liberazione in diretta TV, e riuscendo a trasformare una disfatta in un atto di “generosità” (o almeno per gli idioti che si bevono queste stronzate).

Ma l’idea maggiore, quella veramente geniale, quella che cambierà per sempre il nostro modo di vivere gli viene inconsapevolmente...senza neppure sapere il vero valore per noi occidentali di ciò che lui stesso ha contribuito a creare...

Ahmadinejad ha infatti proclamato che la liberazione dei 15 marinai inglesi detenuti ingiustamente dal suo regime è “un dono al governo inglese”.

Nell’intenzione di Ahmadinejad, queste parole, espresse in diretta TV, assieme a tutto il companatico delle strette di mano e dei regali di addio donati ai militari, dovevano svolgere il compito di far vedere al mondo una “generosità Iraniana” una “voglia di pace e non di scontro” da parte del popolo Iraniano.

Proviamo ad accettare, che persone dalla scarsa capacità di elaborazione mentale possano aver abboccato a questo amo...ma quello che Ahmadinejad non sà veramente è la vera portata di queste parole...

Personalmente, oltre a ritenerlo un genio lo ritengo un mio salvatore....

Infatti quello che Ahmadinejad non sà è che in questo periodo al sottoscritto si avvicinava un momento difficile, pieno di reagali e di acquisti....una gran spinta per l’economia capitalistica, e un gran colpo per l’economia del mio portafoglio....

Ma Ahmadinejad, con le sue parole ha cambiato tutto.....

Ora posso permettermi di regalare ad ogni mio amico, fidanzata, parente...un auto, un gioiello, una casa...tutte cose di prima necessità o di sicuro impatto...

Non capite come?...ma dai...è semplice...ragionamento deduttivo....

Un esempio...tra poco sarà il compleanno di un mio caro amico....come posso regalargli una macchina, magari non nuova ma precisa precisa a quella da lui tanto amata?

Non ci arrivate?...ma come??? Vedete che Ahmadinejad è avanti.....

Il mio amico Davide possiede una Punto, nulla di che dirrete voi, ma sempre meglio della solita sciarpa o di una camicia..

Ora io posso facilmente regalargli una Punto eguale eguale alla sua....

Basta che io un giorno mi rechi sotto casa sua e rubi la sua macchina..magari senza sfondare un vetro che fà pure brutto....magari fingendo che fosse parcheggiata nel mio posto auto....magari anche ricorrendo all’ausilio di un ladro professionista (che ricompenserò con apposita medaglia d’oro).

Ora sapendo che il mio amico è persona pacifica e che anche volendo non troverà sostegno da parte di altri suoi conoscenti e amici, lo informo che sono stato io a rubare la sua auto...

Ovvio, qualche bestemmia volerà, qualche malaparola in compagnia, qualche piccola accusa....ma basta tenere duro...

Il giorno del compleanno del mio amico, radunerò amici e conoscenti e scarterò il mio regalo (o dono che dir si voglia)...e vualàààà...la sua Punto...esattamente come prima....(oddio magari con qualche chilometro in più, magari costretta a fare qualche salitina dichiarando che era una pianura, magari con veli attaccati ai finestrini...ma che sarà mai...)

Ed ecco fatto....mi sono permesso di regalare una macchina ad un caro amico e in più tutti i conoscenti mi considereranno anche una persona di rinnomata legalità e di grande attenzione ai problemi degli amici...

Ora ditemi voi se l’idea di Ahmadinejad non è avanti...

In questo modo abbiamo risolto problemi di natali, pasque, compleanni, anniversari....

Non sapete che fare alla vostra donna? Scippatele dal collo un diamante e poi riconsegnateglelo come “dono” il giorno del vostro anniversario...

Che dire....geniale...nò???

Ma dopo queste ragionamenti malati, lascio un pò di spazio alla serietà inserendo un pezzo dell’articolo di Mark Steyn apparso sul “Foglio”


Oggi viviamo in un mondo dalla sovranità a senso unico: le forze americane, inglesi e irachene in Iraq rispettano i confini siriani e iraniani; i siriani e gli iraniani non rispettano il confine iracheno. Pattugliando lo Shatt al Arab in tempo di guerra, la marina inglese opera secondo regole d'ingaggio definite da uomini pavidi e lontani, che non perdono di vista le recite educate del diritto internazionale: se sei su una nave da guerra non puoi dichiarare guerra, se stai in un caccia non puoi dare la caccia a nulla, se sei su una fregata stanno per fregarti. L'll settembre a New York un grattacielo è stato abbattuto dal leader egiziano di una cellula tedesca di un gruppo terroristico afghano guidato da un saudita.

L'islamismo è solo il primo di tanti virus ideologici globalizzati che in futuro s'infiltreranno in profondità senza essere notati, oltrepassando le frontiere nazionali. Nel frattempo, riponiamo le speranze nelle riunioni dei ministri degli Esteri. "E' meglio fare le notizie che riceverle", scrisse Churchill nel 1898. Ma i suoi successori si sono abituati a riceverle, e chi fa le notizie l'ha capito benissimo.

PS: Un appunto personale...non mi piace dire cosa farei e cosa non farei in certe situazioni, in quanto finchè non ci sei dentro non puoi sapere....ma stavolta è più forte di me....io la mano allo stronzo che mi ha sequestrato non l’avrei mai strinta...dignità prima di tutto....


By And.c





permalink | inviato da il 5/4/2007 alle 18:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


4 aprile 2007


Inutili Discorsi e Mancate Azioni

Che stiamo messi male lo si sapeva da tempo, da molto tempo...per questo ora non possiamo fare la faccia troppo stupita davanti alle verità che un servizio come quello di “AnnoZero” ci mette davanti.

Se su 612 moschee italiane, quasi la metà (285) sono luoghi dove predicatori estremisti diffondono odio antioccidentale, la colpa è quasi  ed esclusivamente tutta italiana

La tolleranza dello Stato nei confronti di questi “predicatori dell’odio” è una lacuna tra le sue funzioni grande almeno quanto un oceano.

E’ infatti compito dello Stato assicurarsi che vi siano luoghi di culto dove ogni cultura religiosa possa diffondere e praticare le proprie credenze, ed è questo un aspetto fondamentale dell’integrazione religiosa e del rispetto reciproco tra le varie culture. Ma è altresì vero che compito ancora più fondamentale dello Stato è quello di tutelare quella identità che viene espressa attraverso le leggi, la costituzione, la cultura.

Tollerare quello che sta succedendo in molti luoghi di culto islamici in Italia e tanto insensato quanto autolesionistico. Qui non si parla di integrazione o di differenze culturali, qui si parla di fornire luoghi e mezzi a coloro che parlano e predicano apertamente contro ogni forma di convivenza tra la cultura islamica e quella occidentale.  Si sta parlando di fornire copertura (sia essa finanziaria, o di luogo o di tolleranza legislativa) a persone che hanno il compito di indottrinare fedeli al rifiuto totale delle basi della cultura del paese che li ospita.

Stiamo parlando di persone che apertamente proclamano gli occidentali, che si trovano a pochi metri da loro oltre qualche muro, come “cani infedeli” che devono essere uccisi per permettere alla superiorità dell’Islam di trionfare. Stiamo parlando di fondamentalisti il cui scopo e raccogliere adepti da indottrinare per poi spedire come “martiri” nelle guerre in Iraq e Afghanistan. Di “elementi estremisti” che insegnano ai loro seguaci non tanto il rispetto e la comprensione ma bensì il rifiuto totale della nostra cultura, siano esse le feste religiose, il rispetto per la figura delle donna o qualsiasi altro aspetto che sia in contrasto con i “precetti” dell’Islam radicale.

Come si può capire, parlare in questi casi di “integrazione” è quanto meno utopistico, aderendo alla realtà si dovrebbe parlare invece di fondamentalisti che rappresentano un pericolo per la nazione. Di persone votate a distruggere qualsiasi passo verso la convivenza o l’integrazione tra occidente e Islam.

Sembra strano che lo Stato nel suo complesso non si sia reso conto di questa situazione, quando quest’ultima risulta chiara persino ai membri dell’Ucoii, dove si annunciano importanti allontanamenti di esponenti modreati ai vertici, proprio in seguito all’emergere di una politica “nascosta” votata allo scontro e non al dialogo.

Insomma, molto (ma per fortuna non tutto) di quello che viene visto come parte di un processo di integrazione, nasconde invece pericolose correnti contrarie, che fomentano invece lo scontro e l’assoluto isolazionismo tra due culture. Scontro che gli estremisti cercano e fomentano con tutte le loro forze, forze che vengono ogni giorno ravvivate dalle azioni di stati quali Iran e Siria, che attraverso l’afflusso di denaro e di uomini, permette a questa catena non solo di sopravvivere ma di moltiplicare i propri effetti in maniera ogni giorno sempre più preoccupante.

Occorre, e al più presto, che ai soliti dialoghi tra i vari elementi dello Stato e del Governo, seguano azioni in grado di debellare questa piaga....una piaga che deve essere inquadrata a livello Europeo. Serve insomma che al posto dei soliti “chiacchiericci” si passi a qualcosa di concreto … a livello Italiano sono presenti anche tutte le norme necessarie all’allontanamento di questi individui, basterebbe applicarle con il dovuto rigore … ancora maggiore sarebbe l’effetto di promuovere una legge a livello europeo che impedisca a tali figure di potersi “riciclare” in altri paesi.

Ma l’Europa sembra troppo debole per portarsi oltre le solite chiacchiere … e a dimostrare ciò non serve l’esempio delle moschee, siano esse italiane o altro … chiaro esempio ne è anche la situazione di tensione con l’Iran e l’apporto ( o per meglio dire il NON-apporto) che l’Europa sta fornendo in quest’ambito

Mentre il solito Ahmadinejad alza il tiro con proclami quasi schizofrenici  in cui si auspica la scomparsa di tutte le potenze occidentali e si evidenzia “l’arma superiore dei Kamikaze” (di cui  si vanta di poterne reclutare centinaia al giorno), l’Europa appoggia debolmente il governo Inglese.

Pur puntando ad una situazione diplomatica, occorre anche che i dialoghi siano sostenuti da una chiara condanna corale alle azioni dell’Iran. Condanna corale che non è stata mai sufficientemente forte e che pertanto spinge il regime iraniano ad alzare il tiro, aumentando la pressione di una situazione già difficile, mentre 15 militari europei sono detenuti irregolarmente.

Viene da pensare che l’Europa sia incapace di far sentire la sua voce e le sue condanne, bloccata nei dialoghi e assolutamente incapace di anche solo pensare ad una fase “attiva”. Come ho letto da qualche parte “forse i 15 militari hanno sbagliato mestiere, se volevano tornare a casa sani e salvi dovevano fare gli inviati di Repubblica”

Il quadro che viene fuori da questa situazione è sicuramente sconfortante, sia l’Italia sia l’Europa nel suo complesso, stanno tentando da anni di dialogare inutilmente con persone di cui ogni giorno di più si scopre la loro totale chiusura. Siano questi ultimi nelle moschee italiane o a capo di qualche regime, sono esse persone refrattarie a qualsiasi dialogo ma con invece, chiarissime idee in testa di quali azioni perseguire per i loro scopi … al contrario in Europa e Italia si hanno in testa tanti inutili dialoghi, ma mancano totalmente le idee e il coraggio per mettere in piedi quelle “azioni” ora tanto necessarie per riportare un po’ di legalità e riaprire una finestra di dialogo ormai soltanto disegnata.

By And.c




permalink | inviato da il 4/4/2007 alle 1:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


28 marzo 2007


Battaglie Afghane

E’ destino dell’Afghanistan che le battaglie che riguardano il proprio territorio vengano combattute da gli individui più strani e nei posti più impensati.

Gli individui possono essere i vari Gino Strada che, trattando per la liberazione di un ostaggio italiano, ottiene i poteri per liberare 5 terroristi carnefici di chissà quanti afgani.

Mentre tra i luoghi più strani vi è anche Palazo Madama a Roma.

Il decreto per il rifinanziamento della missione in Afghanistan è passato, e dio voglia che sia stato così, perchè su questo decreto, preponderante era il peso della serietà del nostro stato all’interno dell’Onu e la sicurezza dei nostri soldati schierati sul campo. Secondaria importanza aveva invece il colore dello schieramento politico che lo ha approvato o i giochi di palazzo che si nascondevano dietro.

Tuttavia in italia, come al solito, passata la paura per la figura internazionale che derivava da una mancata approvazione del decreto, ci si è subito spostati sui risvolti politici del voto del Senato.

Prima i numeri: 180 voti favorevoli ovvero tutta la rappresentanza del governo (compresi i senatori a vita e escluso qualche defezione) + l’UDC....Astenuta gran parte dell’opposizione (An, FI ecc...)

Cose deduciamo da tutto questo?

Sicuramente, dato che in senato astenersi è uguale a votare contro, lo schieramento di Berlusconi paga un forte pegno da questa votazione, non soltanto sotto un punto di vista di coerenza e serietà politica ma anche per la scelta di una linea politica votata a osservare maggiormente la politica interna anche a discapito di un argomento così essenziale per il ruolo dell’Italia nel mondo (cosa che a parole sembrava tanto cara a Berlusconi e compagnia).

Il governo annuncia invece a tutti di essere uscito rafforzato ed unito da questo voto, capace insomma di affrontare eventuali bufere qualora il voto fosse necessario al bene del paese. Facce allegre per lo scamapato pericolo, per lo sgambetto a Berlusconi, per aver attratto nella gravità governativa l’ala composta dall’UDC....tutti ottimi motivi per sorridere e per indicare (come riferito da D’Alema) una netta svolta politica.

Ma è davvero così? E’ questo l’epilogo di una strategia che ha portato tutti i pregi alla sinistra e grandi dolori alla destra?

Come ho detto non approvo il comportamento dell’opposizione nei confronti di questo decreto. Per serietà, coerenza, e responsabilità politica internazionale e verso i nostri militari ritengo che anche l’opposizione avrebbe dovuto votare a favore del rifinanziamento, ma ritengo che la strategia dell’astensionismo voluta da Berlusconi per quanto “brutta” possa invece avere risvolti nascosti che la sinistra stà attentamente omettendo di far sapere.

Con l’astensione di gran parte dell’opposizione, questo decreto è stato approvato interamente dall’ala di governo  (o sinistra che dir si voglia)...da ciò ne deriva una totale responsabilità non solo su quanto avverrà in Afghanistan (sicurezza delle truppe, andamento dell’operazione ecc...) ma anche nell’aspetto della decisione politica.

Se infatti non vi sono dubbi su che scelta avrebbe fatto un eventuale governo Berlusconi, sono molti gli elettori di questa sinistra che si sentono traditi dalla linea politica dettata da questo decreto.

Sia chiaro, si tratta di estremismi, di persone più votate a pensare alle ideologie che alla serietà e alla gestione della politica di un paese. E’ infatti chiaro a chiunque sia in grado di analizzare lucidamente la situazione che la missione italiana in Afghanistan è profondamente diversa da quella Irachena, che impegni internazionali precisi ci vincolano al nostro ruolo in quel paese, e che pur parteggiando per sentimenti “pace and love” il ritiro delle nostre truppe da quel paese non solo ci isolerebbe a livello internazionale ma comporterebbe drammatici sviluppi nei confronti della popolazione afghana.

Tuttavia è stata la stessa sinistra a coltivare in seno alla massa dei suoi elettori l’idea di “guerra sbagliata a tutti i costi”, l’uguaglianza tra la missione Afghana e quella Irachena,  il “tutti a casa e subito”...è tra gli estremisti di sinitra che sono spuntati i manifesti contro i nostri soldati, gli inni alla resistenza dei terroristi, l’idea di essere sempre e comunque (al pari degli USA) degli invasori.

E sono stati proprio i politici che ora si stanno asciugando il sudore dopo la fatica di questo decreto, che hanno coltivato, propagandato e inneggiato a diffondere queste idee...

Come conciliare i manifesti “10, 100, 1000 Nassirya”, i misteriosi “complotti Sgrena” e mile altre idee con l’aggiornamento delle regole di ingaggio per aumentare la sicurezza dei nostri soldati?

Come conciliare i “No alla guerra senza se e senza ma” con la prensenza di nostri militari in territori in cui la guerriglia con i taleban è ancora aperta?

Si potrà spiegare la logica delle mille situazioni che si verranno a creare in Afghanistan a persone che sostengono di fare “tavole di pace” con i talebani, di liberargli dalle carceri e di lasciare loro il territorio in quanto “noi invasori”??

Le contestazioni dell’università di Milano a Bertinotti, i fischi di Prodi a Bologna sono solo due episodi che dicono che ora la sinistra dovrà fare i conti con la sua ala più estrema e illogica...ala che loro stessi hanno coltivato e che loro stessi devono ora fronteggiare.

Intanto l’italia, quella in grado di analizzare logicamente la situazione, ha altri impegni e altre scadenze da rispettare...occorre fare tutti i passi necessari per imboccare quella strada di aiuto e sostegno internazionale che serve per fronteggiare crisi internazionali di questa portata, ed è necessario che la politica italiana dia risposte serie e coerenti, indipendentemente dagli equilibri interni di palazzi.

Sono finiti i tempi in cui ci si può astenere o sospirare di sollievo, ora serve una mano ferma sul timone!

By And.c




permalink | inviato da il 28/3/2007 alle 21:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


25 marzo 2007


Squola....

Una definizione ampiamente condivisa di “scuola” recita più o meno così: “Istituzione che persegue finalità educative attraverso un programma di studi o di attività metodicamente ordinate”.


Istruzione, formazione, crescita ed integrazione sono quindi (o almeno dovrebbero essere) le parole-chiave.



In realtà oggi la parola scuola evoca pensieri ed emozioni molto diversi.


I recenti fatti di cronaca hanno chiaramente portato alla luce un universo scolastico caratterizzato in realtà da: maleducazione diffusa, esclusione, bullismo e violenza gratuita.


In classi ormai sempre più numerose convivono un gran numero di problematiche: dal ritardo mentale ai disturbi di apprendimento, spesso misconosciuti e stigmatizzati, fino alla difficile convivenza tra bambini di diversa origine e nazionalità che troppo poco sanno gli uni degli altri.


Imposti dall’alto e sempre uguali a se stessi,  i Programmi Ministeriali ben poco prendono in considerazione una tale realtà.


Che formazione e che crescita possono quindi scaturire da una situazione come questa? Forse una crescita culturale ed umana che si fonda sulla conoscenza, sul rispetto reciproci e sulla ricchezza che nasce dalla condivisione? Non credo proprio…


Un insegnante, anche se armato dei migliori propositi ed intenzioni, di fronte a tutto questo cosa può fare?


Come può essere un vero “maestro”, un insegnante che non si limiti a spiegare, interrogare e punire, ma che sia soprattutto un modello per i suoi alunni, un esempio di comportamento e di valori?


A completare il quadro, come se non bastasse, anche i genitori non mancano certo di complicare le cose. Nella stragrande maggioranza dei casi, infatti, delegano alla scuola “in toto” oneri e funzioni che non le competono, deresponsabilizzando se stessi nel proprio ruolo genitoriale ed al tempo stesso giustificando  i propri figli in ogni sorta di loro comportamento.


Al di là di ottimistiche quanto utopiche previsioni, allo stato attuale delle cose, non mi sento di azzardare un’ipotesi rosea sul futuro di questa nostra scuola, alla quale si prospetta un compito non certo semplice. Preso atto, infatti, del crollo delle proprie antiche certezze dovrà sapersi rigenerare e ricostruire per poter rispondere al meglio agli interrogativi ed ai bisogni posti da una società in continuo e veloce mutamento.

By MuccaLella




permalink | inviato da il 25/3/2007 alle 14:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


21 marzo 2007


Che prezzo abbiamo pagato per Mastrogiacomo?


(Ritorno)

Per prima cosa mi devo scusare con tutti Voi che leggete ( o che leggevate) questo blog….

Ho staccato un po’ la spina perché sentivo questa necessità impellente…la necessità di farmi scorrere un po’ addosso gli eventi, evitando di ragionarci su e molto spesso di prendersela così tanto...

Eppure è questo sentimento di  prendere così a cuore le notizie che mi spinge a postare su questo Blog, quando lo reprimo, reprimo anche la mia capacità di scrivere

Quello per cui sono dispiaciuto è quella sensazione di aver deluso chi leggeva questo blog… so che un blog è un diario fondamentalmente, e che quindi si scrive quando si vuole e come si vuole... però non mi è possibile non pensare che non scrivendo perdo quel filo di contatto che ho con molte altre persone che esprimendo la loro opinione su i miei post mi sforzano a capire meglio quei pensieri che esprimo attraverso una tastiera.

Quindi mi dispiace per chi, non vedendo aggiornato questo post se ne sarà dimenticato, per coloro che non torneranno a leggerlo, per tutti quei commenti che ho perso e che invece erano per me così importanti…. per tutte le date che dovevano avere un ricordo su questo blog ma che non ho ricordato, per tutte le cose che non ho detto e che dovevo dire…..

Ho la speranza o forse la presunzione di ritrovare però molte di queste persone…e trovarne ancora di più… ho la speranza o forse la presunzione di poter tornare ad aggiornare regolarmente questo blog (e sfrutto l’occasione del momento per farlo), ho la speranza o forse la presunzione di poter svincolarmi da questo sentimento di “ripudio mediatico delle notizie” e tornare a poterne parlare seriamente.

Ho speranza, presunzione, voglia di pensare, sano egoismo e tanto altro, ma soprattutto o voglia di smettere di fuggire dalla notizia..tornare a viverla indipendentemente da quanto possa “scuotermi”...

Per chi avrà voglia di leggermi…un divergente è tornato…ed ha ancora qualcosa da dire…

Salut.

And.c



La vicenda “Mastrogiacomo” ha tenuto l’Italia con il fiato sospeso per tanto, troppo tempo. Fin da quando è trapelata la notizia che il giornalista si trovava nelle mani dei Talebani, molti, come me, hanno sentito nel cuore che non ci sarebbe stato un lieto fine della vicenda. Ed infatti non c’è stato.

Ci si può accontentare di sapere che Mastrogiacomo è tornato sano e salvo a casa….ci si può grogiolare in una sana emozione di felicità nel rivedere un nostro connazionale tornare tra i suoi cari…tutto questo ci coinvolge tutti…ma purtroppo c’è anche chi, come il sottoscritto non si ferma a questo…

Il lieto fine di questa triste storia non c’è…anche se Mastrogiacomo è tornato a casa sano e salvo sfuggendo alla morte da un gruppo di terroristi tra i più pericolosi al mondo, il vero lieto fine non c’è…

La liberazione di Mastrogiacomo non è stata indolore come si pensa, bensì a comportato un caro prezzo in termini di serietà e legalità per l’intera Italia.

E’ vero un governo ha l’obbligo di fare tutto il possibile perché un proprio cittadino in pericolo torni sano e salvo, ma qual è il limite? Qual è il punto che non si deve oltrepassare per ottenere questo “lieto fine”??

Mastrogiacomo è stato liberato al prezzo della scarcerazione di 5 terroristi talebani, può essere questo considerato un lieto fine?

Per molti in Italia questo basta…Mastrogiacomo a casa vivo e vegeto e 5 talebani in più sulle colline di un paese lontano…ma si può davvero ragionare così??

Che prezzo abbiamo davvero pagato per la vita di Mastrogiacomo?

Ci siamo completamente disinteressati della morte del suo autista, etichettandola come un intoppo verso la liberazione del nostro connazionale, ma forse la vita di quell’afgano o di un qualsia afgano vale meno di quella del nostro giornalista?

Abbiamo ceduto ad un ricatto, liberando quei terroristi i cui nomi erano stati imposti dai rapitori, terroristi che stavano pagando le loro colpe e che ora sono nuovamente in libertà

Abbiamo, presumibilmente pagato una somma di denaro a soggetti dediti al terrorismo..

Abbiamo elevato questi terroristi al ruolo di interlocutori, facendo svolgere a Gino Strada ed ad Emergency compiti che non dovrebbero essere affidati a loro (Emergency che invece deve essere lodate per quello che riguarda il suo lavoro di aiuto alla popolazione)

Insomma abbiamo fatto…forse troppo? Non è facile sostenere questa posizione contrò chi si può permettere di additarti dicendo che altrimenti Mastrogiacomo sarebbe morto…ma ciò nonostante è così…

In un paese le cui leggi impediscono alle famiglie il cui caro e sotto sequestro di accedere ai mezzi finanziari per liberarlo e in cui questo si giustifica mostrandola fallacità delle trattative con i rapitori, in questo stesso paese poi lo stato non trova niente di meglio che cedere ai ricatti di terroristi in cambio della vita di un nostro connazionale.

Se da un lato la trattativa è stata funzionale alla liberazione, dall’altra è stato un disastro in termini di serietà e di ritorsioni in lungo periodo…

Il caso Mastrogiacomo ha riportato in Italia un nostro concittadino (tra l’altro presente in quei luoghi di sua spontanea volontà) ma quante altre vite abbiamo messo in pericolo?

Quei cinque talebani liberati non scompariranno nel nulla, non torneranno liberi per poter scrivere articoli o abbracciare la famiglia, torneranno a compiere atti di terrore contro altre persone…i soldi italiani non serviranno a istaurare dialoghi o nuove prospettive ma molto probabilmente finanzieranno atti di terrorismo in tutto il mondo….

E’ questo il prezzo che abbiamo pagato per il nostro concittadino….possiamo dire quante altre vite andranno distrutte per evitare la distruzione di quella di Mastrogiacomo?? Possiamo ritenere valido aver collaborato con dei terroristi pur di ottenere il nostro scopo finale?

Io credo che dietro la gioia per il ritorno di Mastrogiacomo (che almeno per ora ha avuto l’accortezza di non raccontare di essere stato trattenuto da gentilissimi signori in stanze di albergo, come altri hanno fatto) ci sia la tristezza della consapevolezza di aver ceduto a un ricatto, di aver svenduto la nostra integrità di stato Italiano…

Per questo, mentre cappuccetto rosso torna felice dalla nonna, vedo invece un lupo che ha ricattato il cacciatore e capito come sfuggire dal suo fucile…e per questo dico che il lieto fine non c’è…anche se per questa volta nessuno piange…

By And.c




permalink | inviato da il 21/3/2007 alle 2:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


7 febbraio 2007


VIte da e per il calcio...


Tutti sappiamo bene quanto il gioco del pallone sia amato e seguito in Italia da tutti: grandi e piccini, uomini e donne, imprenditori e operai, studenti e pensionati. Ed io lo so molto bene visto che mio padre va allo stadio a vedere la sua amata Fiorentina da ben 46 anni, come attestano i suoi 46 abbonamenti accuratamente conservati, in rigoroso ordine cronologico, a partire dal lontano 1961.


Personalmente il calcio non mi piace in modo particolare, tuttavia apprezzo molto la sana passione e il sincero entusiasmo di quei leali e fedeli tifosi, come mio padre. Sto parlando di quei tifosi che prima di tutto sono dei veri “sportivi”, persone che condividono la vera cultura dello sport, ossia l’educazione ad accettare qualsiasi risultato.


Il problema è che, invece, gli stadi sono sempre più affollati di gente che con lo sport non c’entra nulla, gente che, una volta individuata, dovrebbe esserne interdetta a vita.


La famiglia, il ragazzino, la persona anziana che vorrebbe passare un pomeriggio di svago e divertimento allo stadio non è giusto né che vi rinunci per paura di incorrere in gente violenta e senza scrupoli, né tanto meno che ci rimetta, rischiando la propria salute e la propria incolumità. Come altrettanto ingiusto è che un giovane poliziotto, di soli 39 anni, venga barbaramente ucciso nell’esercizio del proprio dovere e privato così all’amore di sua moglie e dei suoi figli.


“Fermiamo il calcio” è stato l’annuncio-choc dei dirigenti FIGC. Una decisione forte ed immediata, una decisione inevitabile di fronte alle immagini allucinanti di guerriglia urbana, degli scontri tra polizia e tifosi, dentro e fuori lo stadio di Catania.


A mio parere, non è vero che lo spettacolo deve continuare sempre e comunque, che lo spettacolo viene prima di tutto.

La sicurezza e l’ordine vengono certamente prima.


E poi è doveroso un momento di riflessione di fronte all’ennesimo episodio di assurda violenza e al dolore della famiglia colpita, anche se la sospensione delle partite rischia di essere soltanto un palliativo.


Si rendono, infatti, necessarie misure più drastiche, leggi speciali indirizzate verso un radicale cambiamento della situazione. Non spetta certo a me indicarle e nemmeno ho le competenze per farlo. Tuttavia, spero che, per una volta, sia davvero la nostra sicurezza ad essere prioritaria per politici, dirigenti e società sportive.

By MuccaLella




permalink | inviato da il 7/2/2007 alle 10:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


13 gennaio 2007


Condanne faziose....quanto mi fanno incazzare...

Sono veramente incazzato...talmente incazzato che ammetto che mi è difficile scrivere questo post mantenendo un atteggiamento lucido....

Sapevo che il sentimento antiamericano interferisse su qualsiasi politica e espressione di questo governo ma stiamo raggiungendo dei livelli molto più che preoccupanti...

I bombardamenti in Somalia (ma forse è meglio dire IL bombardamento dato che è stato soltanto uno) da parte degli Stati Uniti è stato eseguito con l’unico scopo di colpire estremisti islamici presenti sul territorio somalo che rappresentavano una delle tante minacce che il terrorismo internazionale riserva in ogni angolo del mondo.

Era pensabile che la sinistra italiana reagisse in modo intelligente e razionale ad un azione di questo tipo che ha eliminato una della minacce di Al Qaida?

Era forse possibile che ci si schierasse con chi ha deciso di combattere il terrore di Al Qaida comunque e ovunque nel mondo?

Ovvio che era impossibile, basta constatare come è composto il governo italiano per capire che i propri rappresentanti come D’Alema e Prodi non potevano che esprimere frasi di condanna, presi come sono a dover dar “voce di rispetto” ad un ala estremista che vede nell’America la fonte di tutti i mali anche quando le sue azioni servono a debellare, almeno in parte, quel male che veramente affligge il mondo intero.

E mentre scopriamo che molti paesi quali l’Egitto (che richiedel’invio di una forza militare africana nella regione) e l’Etiopia (che ha deciso di intervenire militarmente per spazzare via le radici del fondamentalismo islamico in Somalia) si sono svegliate con addosso il terrore del terrorismo globale, e  hanno dunque deciso di intraprendere azioni concrete contro la radicalizzazione nel territorio africano dei compontenti della Jihad e di Al Qaida.... mentre succede tutto questo l’Italia non trova niente di meglio da fare che criticare l’unico paese che ha deciso di supportare questa linea di azione (che ha sempre fatto propria) inviando mezzi per il sostegno militare verso quelle azioni volte distruggere le roccaforti del fondamentalismo, ovunque esse si presentino nel mondo.

D’altra parte per l’italia l’unilateralismo è esclusivamente americano..peccato che quello verso cui mira la sinistra italiana, quel buonissimo “multilateralismo” mostra ogni giorno di più di essere inefficace e controproducente.

Cosa si doveva fare una volta che fosse giunta la notizia di una riunione di terroristi in terra somala? Convocare un Consiglio di Sicurezza che per decidere il daffarsi....avrebbe impiegato settimane permettendo che i terroristi godendo dell’appoggio logistico del territorio somalo concludessero il loro meeting e passassero all’azione con atti di terrorismo pianificati magari proprio su quel tavolo che l’ONU aveva impiegato troppo a spazzare via....

La verità è nascosta dietro alcune delle parole di Prodi che afferma che un azione unilaterale serve solo a moltiplicare i problemi nel Medio-Oriente e che Bush doveva imparare di più dal rapporto Baker....

In realtà Bush ha imparato molto ed ha anche ammesso molti degli errori che hanno portato all’attuale condizione Irachena, tuttavia al contrario della politica italiana non ha decisio di cambiar rotta e di mollare tutto, anzi...libero da qualsiasi pressione elettorale ha deciso di svolgere in maniera ancora più efficece l’azione di lotta al terrorsimo, di cercare riparo a quegli errori senza passare la patata bollente a qualcun’altro o gettare nel cesso un tipo di azione solo perchè non sufficientemente redditizia...alla faccia di tutti coloro che lo vedevano dietro la lavagna, condannato dalla storia e dalla società, a piangere sui propri errori.

La verità e che in molti parti del mondo servono quelle “scelte difficili” che devono essere fatte per preservare i nostri e molti altri paesi dal terrorismo internazionale. Non ci è permesso trastullarci nella vana rincorsa di un multilateralismo inefficace e inconcludente. E’ necessario appoggiare, anche a posteriori, quelle azioni unilaterali che sono state chiaramente svolte in nome di un passo avanti in una lotta al terrorismo il cui fine ci accumuna tutti.

E’ possibile criticarne gli errori logistici (se ci sono stati), ma non criticarne le motivazioni in virtù di un multilateralismo che non avrebbe risolto assolutamente niente.

Gli imbecilli come Vauro che parlano dell’indignazione nei confronti dei bombardamenti somali sono incapaci di afferrare qualsiasi realtà che non attraversi in maniera totale la loro visione antiamericana del mondo.

Vauro sostiene ad esempio che non si può parlare di guerra quando si attacca un nemico incapace di sostenere una reazione di eguale portata a quella sostenuna dall’attaccante...inutile cercare di fargli capire la natura particolare di questa guerra, inutile fargli capire che in mancanza di un azione volta a distruggere il fondamentalismo, l’azione verrà svolta per prima da loro e sarà quella di provocare altre stragi terroristiche come l’11 Settembre o Atocha o Londra....ed allora che tipo di reazione potremmo avere noi, quando l’occasione per colpire le cellule di Al Qaida responsabili sarà sfumata nel nostro “inagire”????

Ma Vauro non può capire tutto questo, sostenendo che la “guerra al terrore” è un patibolo che stringe il cappio attorno ai più deboli e indifesi uccidendone a migliaia, e che dovremmo vergognarci di sostenere tale azione. Però i terroristi non si vergognano del  loro patibolo....di quel terrorismo internazionale che ha già ucciso migliaia di innocenti (e sono fonti certe, non come il numero di presunti “civili” somali che oltre ad oscillare paurosamente ancora non si è capito come è stato calcolato, con che parametro discernano i terroristi dai civili, guardano le divise o i documenti??) che ogni giorno non prova pena a massacrare i suoi stessi concittadini in Iraq, che usa le nostre libertà contro le nostre democrazie e che non si pone nessun problema ad agire “unilateralmente” contro persone innocenti.

Tutti piangiamo le evantuali vittime delle nostre azioni ma occorre essere coscenti che dobbiamo distruggere il patibolo dei terroristi, prima che il collo serrato dal cappio sia il nostro...

Di Vauro che ne sono tanti, forse troppi...con l’unico pensiero che le bombe americane siano bombe contro la pace e il dialogo....ma con chi sarebbe questa pace e questo dialogo?? Con i terroristi di Al Qaida???

Ma andiamo...sono sempre più incazzato e sempre più amereggiato da quest’ONU ma sopratutto da quest’Italia così addormentata e faziosa. Qui si critica senza aggiustare, qui si condanna senza capire...si vorrebbe dormire...ma PORCA TROIA non è più il momento di farlo e dato che si deve agire occorre farlo bene e subito....altrimenti e meglio che ci facciamo crescere la barba fin da subito, perchè svagliati dal letargo ci potrebbe essere utile.

By And.c




permalink | inviato da il 13/1/2007 alle 19:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


8 gennaio 2007


Ciò che mi piace....

Io non sono contrario alla pena di morte..anzi lo dico apertamente...in moltissimi dei casi in cui viene assegnata con un regolare processo mi trovo in accordo con questa sentenza “estrema”. Dato che gran parte della caciara attuale è nata dall’impiccagione di Saddam e dato che questo è uno di quei casi in cui mi trovo particolarmente in accordo con questa sentenza, non può che piacermi la presa di posizione del primo ministro Iracheno Al Maliki, almeno nella parte in cui afferma

“L’esecuzione di Saddam è un affare interno all’Iraq. E non è stata una decisione politica, come accusano i nostri nemici, bensì la conseguenza legale di un processo condotto in modo giusto e corretto. Continueremo ad applicare la giustizia contro i criminali che hanno le mani sporche del sangue del nostro popolo innocente”

Dato che la giustizia in Iraq, come nella maggioranza del mondo arabo si applica attraverso la legge coranica (la stessa che usano gli imputati per difendersi) che prevede espressamente la pena di morte per determinati “reati”, non vedo il fulcro della discussione in merito alle impiccagione di Saddam ne per quelle a venire dei suoi compagni più fidati. Ne vedo il motivo di interferire così apertamente nella politica interna Irachena (soprattuto dopo l’aver proclamato di essere paladini delle loro libertà) che di particolare vanta almeno l’esecuzione del processo, per quanto perfetto o imperfetto possa essere agli occhi delle democrazie occidentali.

Tuttavia...ripensando al numero di esecuzioni capitali eseguito ogni anno nel mondo e tenendo conto dell’esigua percentuale in cui esse siano il seguito di un regolare processo e non la forma ultima di una giustizia sommaria o addirittura dell’esercizio di una tirannia o di una forma di terrore...bè ripensando a questo e non tenendo contro della “casella di partenza” da cui è scaturita l’attuale moratoria alla pena di morte in seno all’ONU....

Bè posso francamente dire che la cosa mi piace...almeno il larga misura....

Come ho detto l’unica nota di demerito è che tutta questa attenzione sia sgorgata dopo l’impiccagione di Saddam...non che il filmato della sua morte non sia crudo, ma come sempre tale attenzione non era mai saltata fuori, quando sulla forca ci finivano le vittime di Saddam e non il loro carnefice...

Cmq, anche se la cosa mi sembra piuttosto irrealistica, la petizione per l’abolizione nel mondo della pena di morte e lodevole dal piano morale...

La mia proposta è....procedere in stretto ordine alfabetico.....ecco un non breve elenco in stretto ordine alfabetico dei paesi che mantengono la pena capitale...(PS. Israele non l’ho inserito, avendo perpretato una sola pena di morte per crimini contro l’umanità...mi scuserete di ciò...) cmq per un più preciso elenco vi mando a questo link...

1.     Afghanistan

2.     Albania

3.     Algeria

4.     Arabia Saudita

5.     Bahamas

6.     Bahrain

7.     Bangladesh

8.     Bielorussia

9.     Bolivia

10.  Burkina Faso

11.  Camerun

12.  Corea del Nord

 

13.  Corea del Sud

14.  Cuba

15.  Egitto

16.  Emirati Arabi Uniti

17.  Etiopia

18.  Giappone

19.  Giordania

20.  India

21.  Iran

22.  Iraq

23.  Malesia

 

24.  Marocco

25.  Mongolia

26.  Niger

27.  Pakistan

28.  Qatar

29.  Congo

30.  Repubblica Popolare Cinese

31.  Siria

32.  Somalia

33.  Striscia di Gaza

 

 

34.  Sudan

35.  Tailandia

36.  Uganda

37.  USA

38.  Uzbekistan

39.  Vietnam

40.  Zimbabwe

 

 



Ora...vorrei far notare ai molti che sentendo la parola “Pena di morte” si inalberano subito contro gli USA...bè...sono al 37° posto.....e anche considerando i soli stati con la maggiore concentrazione di pene di morte eseguite...(scusatemi ma per la cina il grassetto lampeggiante non c’era...) siamo sempre piuttosto indietro (nell’ordine alfabetico)...

Quindi...se....la lodevole e comprensibile moratoria sulla pena di morte riuscisse a mettere in accordo tutti questi paesi sulla sospensione completa della pena di morte...allora potremmo gridare veramente al miracolo....ma permettetemi di dubitare della cosa...d’altra perte un famoso detto dice...

“Non sperare nei miracoli...credici ciecamente”...per cui.....


PS: Altre cose che mi piacciono:

La lettera di Padoa Schioppa al Corriere del 7 gennaio, con cui si afferma che...o l’Italia impara a non compare di rendita (splendido l’esempio del giovane che si crede impreditore sulle spalle dell’azienda del nonno...) oppure torneremo ad essere un paese povero.

Finalmente un discorso di Schioppa che condivido al massimo...anche se dubito che l’Italia nella sua maggioranza vorrà imparare questa lezione....

Il disegnio di legge del ministro Nicolais che prevede il licenziamento obbligatorio dei dipendenti pubblici che patteggiando per corruzione, peculato o concussione abbiano ottenuto una condanna di almeno 2 anni...niente di sovversivo, considerando il numero di sentenze che assegnano una tale condanna, ma almeno un primo passo verso una severità che almeno nei casi di corruzione e/o concussione non deve avere ripensamenti, specie nel campo della pubblica amministrazione.

“La Somalia non è un problema americano, è un problema occidentale. Rischia di diventare il terzo fronte del terrorismo. Occorre impedirlo ad ogni costo [...] aiutando l’Unione Africana, contribuendo a garantire la sicurezza del governo di transizione e a svilupparne la capacità amministrativa” Discorso del generale Anthony Zimmi sulla situazione somala.

Il 7 Gennaio...festa della bandiera italiana...che festeggia 210 anni e la stupenda pubblicità a cura della Presidenza del Consiglio dei Ministri presente sui quotidiani nazionali.


By And.c




permalink | inviato da il 8/1/2007 alle 10:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


3 gennaio 2007



Credo che non ci sia niente di meglio per questo blog di iniziare il 2007 con uno dei più bei discorsi che abbia mai letto negli ultimi tempi.

Chi è il suo autore? Un uomo di cui spesso ho cantato le lodi e che secondo me stà per uscire troppo prematuramente, ma a testa alta, dalla politica Inglese e internazionale.

Si tratta di Tony Balair e questi sono alcuni stralci del suo discorso che non solo mi trovano in perfetto accordo, ma che mi hanno realmente entusiasmato nel leggerli.

La visione politica/economica e sociale che Blair ha del mondo combacia perfettamente con la mia e il suo discorso sembra, in molti punti, trasudare uno spirito che questo blog condivide al 100%

Forse il post sarà un pò lungo...ma non me la sono sentita di tagliare altro...il discorso nei suo complesso è molto migliore, ma ritengo che questi siano i passaggi fondamentali per capire quella visione del mondo che personalmente ritengo l’unica in grado di evidenziare la situazione del nostro presente e le sfide per il nostro futuro.

Buona lettura...



“La nostra risposta agli attacchi dell’11 Settembre si è dimostrata assai più rilevante di quanto sembrasse all’inizio. [...] Abbiamo detto di non volere un altro leader talebano o una nuova versione di Saddam Hussein [...]


Sapevamo che non si può sconfiggere un’ideologia fanatica imprigionando o uccidendo i suoi leader; bisogna sconfiggerne le idee. [...] Non vinceremo la battaglia conto l’estremismo globale se non avremmo successo sul piano dei valori, oltre che della forza. Possiamo prevalere solo dimostrando che i nostri valori sono più forti, migliori, e più giusti di quelli che ci si oppongono. [...]

Le radici dell’attuale ondata di terrorismo ed estremismo globali sono profonde. Affondano in decenni di alienazione persecuzione e oppressione politica nel mondo arabo e mussulmano. [...] In passato l’Islam ha fondato un impero e ha guidato il mondo nelle scoperte, nell’arte e nella cultura. [...]

L’11 Settembre sono state uccise 3000 persone. Ma questo terrorismo non è iniziato nelle strade di New York [...] atti di terrorismo di questo tipo non sono stati incidenti isolati, erano parte di un movimento in crescita.

[...] alla fine degli anni 90 la strategia del movimento è diventata chiara. Se si fosse limitato a combattere all’interno dell’Islam, rischiava che i mussulmani, che sono onesti e giusti come tutti, avrebbero scelto di rifiutare il fanatismo. Una battaglia sull’Islam sarebbe stata una battaglia solo tra mussulmani. Gli estremisti hanno capito che dovevano creare una guerra completamente diversa: mussulmani contro l’Occidente. E quel che è successo con gli attacchi dell’ 11 Settembre. [...]

Per questa ideologia noi siamo il nemico, ma “noi” siamo l’Occidente. “Noi” possiamo essere crisitiani, ebrei o indù. “Noi” siamo tutti coloro che credono nella tolleranza religiosa, nell’essere aperti con gli altri, nella democrazia, nella libertà e nei diritti umani [...]

Questo non è uno scontro di civiltà, è uno scontro per la civiltà. E’ la vecchia lotta tra il progresso e la reazione, tra chi abbraccia il il mondo moderno e chi ne rifiuta l’esistenza, tra l’ottimismo e la speranza da un lato e il pessimismo e la paura dall’altro. [...]

Mi sembra qualcosa di incredibile che l’opinione pubblica occidentale pensi in così larga misura che l’emergere di questo terrorismo globale sia in qualche modo colpa nostra. [...]

Le lotte in Iraq e Afghanistan chiaramente non sono fatte per liberare questi paesi dall’occupazione degli Stati Uniti. Lo scopo degli estremisti è impedire che questi paesi diventino democrazie. Non delle democrazie “all’occidentale” ma democrazie di qualsiasi genere. Sono gli estremisti e non noi a massacrare gli innocenti e a farlo deliberatamente. [...]

Gli estremisti [...] non combattono per la formazione di uno stato palestinese, ma per la scomparsa di uno stato Israeliano. [...] I terroristi non vogliono che i paesi mussulmani si modernizzino.

Il terrorismo islamista non sarà sconfitto finchè non affronteremo non solo i suoi metodi, ma le sue idee [...] Questa è una battaglia di valori e per il progresso, e deve quindi essere vinta. Se vogliamo difendere il nostro modo di vivere non abbiamo alternative se non combattere per esso. [...] L’inazione è una scelta di segno politico, che ha delle conseguenze. Ed è la scelta sbagliata. [...]

Dobbiamo mostrare che i nostri valori non sono occidentali e ancor meno americani o anglosassoni ma sono valori che appartengono all’umanità, valori universali che dovrebbero essere un diritto per tutti i cittadini del mondo. [...]

Ciò chiede una politica estera di coinvolgimento attivo, non di isolamento. E non si può ottenerla senza un alleanza forte che abbia al centro Stati Uniti e Europa. [...]

Sarò molto chiaro su questo punto, non sono sempre d’accordo con gli Stati Uniti, a volte è un amicizia difficile. Ma la corrente di sentimenti anti-americani in parte dall’europa è una pazzia se la si confronta con gli interessi a lungo termine del mondo in cui crediamo [...] il pericolo oggi non è che gli Stati Uniti siano troppo impegnati nelle questioni mondiali, ma semmai che smettano di occuparsene e se ne lavino le mani e basta. [...]

Per questo dico che la battaglia è sui valori. I nostri valori sono la nostra guida. Rappresentiamo il progresso dell’umanità attraverso i secoli. A ogni punto di svolta abbiamo dovuto combattere per difenderli. Ora che una nuova era si stà avvicinando, dobbiamo farlo di nuovo.



By And.c




permalink | inviato da il 3/1/2007 alle 11:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


31 dicembre 2006


Il gioco dell'Impiccato

Festeggiare una morte è sempre qualcosa di sbagliato, però come insegnò il grande Albert nel mondo tutto è relativo.

 

Il mondo ha appreso oggi la notizia che Saddam Hussein è stato impiccato per i suoi crimini contro il popolo iracheno. Immancabile la polemica è scoppiata in maniera furiosa tra i vari strati e vari personaggi della politica.

 

C'è da chiedersi perché ci sia questa grande volontà di dichiararsi contrari alla sentenza di morte nei confronti di Saddam Hussein, personalmente lo trovo un esacerbante dimostrazioni dell’ ipocrisia politica che sta sempre più avvolgendo tantissimi personaggi.

 

Perché uso la parola ipocrisia, semplice perché ne la storia ne la geografia permettono di esprimere la nostra condanna morale per le sentenze di morte nei confronti di tiranni o dittatori. In special modo in Italia abbiamo avuto prova di come il popolo si sia voluto vendicare fisicamente, attraverso la morte e l'umiliazione successiva la morte, della figura di Mussolini.

 

Mussolini è stato ucciso in assenza di un qualsiasi tipo di processo, il suo cadavere appeso in una piazza alla mercé del popolo che si è sfogato fisicamente su di un corpo ormai inerme, dunque sarebbero i successori di queste persone a poter esprimere la loro indignazione nei confronti di una sentenza di morte avvenuta dopo un regolare processo da parte del popolo che ha subito le angherie di questo dittatore?

 

Sappiamo bene che durante una dittatura vi sono migliaia di persone mandate a morte per volontà di un singolo uomo, per i progetti più o meno folli di un dittatore che può, con uno schiocco delle sue dita, decidere la vita alla morte delle persone. La morte di queste persone sicuramente genera odio nei confronti del dittatore. Saddam Hussein è stato colpevole della morte di centinaia di migliaia di iracheni, di atrocità indicibili di crimini contro l'umanità verso i quali nessuno degli Stati ora tanto attenti alla situazione irachena si è mai interessato veramente.

 

Abbiamo oggi davvero il coraggio di chiedere agli iracheni dimenticare tutto questo per dare prova di un atto di clemenza come primo passo verso la democrazia? abbiamo davvero coraggio di chiedere all'iraq, una democrazia ancora tutta da nascere di fare quello che neppure lui siamo stati ingradi di fare quando la storia ciò posto nelle medesime situazioni?

 

Io credo che le risposte a entrambe queste domande siano negative, chiedere il iracheni dimenticare gli orrori di Saddam Hussein, di evitare la sua condanna a morte e di scegliere invece la prigione a vita sia una grave forma d'ipocrisia.

 

Chi chi ha richiesto ciò ha peccato sia di ipocrisia ma anche l'ignoranza, il contesto arabo infatti la condanna a morte di Saddam Hussein era inevitabile, l'unica strada percorribile per punire l'uomo che ha per decenni torturato il suo popolo. Un gesto di clemenza, un imporsi una posizione contraria la condanna capitale sicuramente sarebbe visto un atto di debolezza e con un insulto verso tutte le leggi arabe, che Occidente volente o nolente regola non cura la vita degli iracheni, e alle quali, mai come oggi, iracheni sono ancora aggrappati per dare un ordine al loro paese.

 

D'altra parte, nei processi di Norimberga ai responsabili dei crimini nazisti non mi sembra che le mature democrazie occidentali abbiano offerto mazzi di fiori e perdono, Anzi apertamente utilizzato quel cappio che ora si intendeva togliere dal collo di Saddam.

 

Ancora maggiore è l'ipocrisia di chi sostiene che dietro questa impiccagione ci sia la mano degli Stati Uniti e dei loro alleati. Altra ignoranza storica incredibile, il processo è stato fatto da un tribunale iracheno, scelto da iracheni, secondo leggi arabe, il secondo metodi e stili compresi e approvati dalla maggior parte del popolo iracheno.

 

Assurdità come l'articolo presente sul Corriere della Sera di franco Venturini che indica la consegna di Saddam da parte gli americani al iracheni come un'occasione perduta dall'America sono la prova tangibile di come si parli dell'aria fritta e di come si riesca a rinnegare se stessi giorno dopo giorno.

 

Sembra e giornalisti non passi per la mente che dopo aver accusato apertamente l'America di invasione dell'iraq si stia apertamente affermando che ciò che gli americani dovevano fare era una palese violazione nei confronti della sovranità del popolo iracheno, e che quelli che chiamano quest'azione con un gesto di clemenza stanno in realtà indicando che gli americani dovevano confermare con i fatti la loro posizione di superiorità rispetto agli iracheni.

 

Non vedo come gli americani potessero rifiutarsi di porre Saddam nelle mani degli iracheni, gli uniche persone che debbano decidere del loro futuro, casomai si può discutere sul fatto che doveva essere fatto prima....

 

Corretto dunque i vari personaggi politici di stati che non approvano la condanna a morte si schierino contro questa sentenza, corretto esprimere la propria opinione ma occorre fermarsi a questo, e capire che indipendentemente da quando si avranno le strade che l'impiccagione di Saddam Hussein si farà percorrere nel prossimo futuro la decisione degli iracheni deve essere prima di tutto rispettata.

 

Personalmente non piangerò la morte di Saddam Hussein, per quanto possa sembrare barbaro d'esecuzione per impiccagione, trovo impossibile provare la benché minima pietà per un uomo che ha distrutto la vita di un tale numero di persone e che proprio della pietà ha cancellato qualsiasi traccia nel corso della sua vita.

 

Il 2007 inizierà con le danze dietro il corpo appeso di Saddam, le danze degli iracheni felici, le danze dei terroristi che metteranno in moto una nuova escalation del terrore utilizzando morte di Saddam come palliativo a cui neppure loro danno troppo peso, le danze della politica estera internazionale tra chi trovava più giusto la clemenza che trovava invece corretto una sentenza di morte.

 

E’ uno strano gioco dell'impiccato questo, il corpo è già appeso ed i non- protagonisti giocano all'indignazione e a cercare lo sbaglio nell'altro. Forse per la prima volta nessuno ha sbagliato fino al punto di completare il corpo di Saddam sulla forca, ognuno ha scritto la propria parola.

Di certo su Saddam e su quello che rappresentava è stata scritta la parola fine.

By And.c




permalink | inviato da il 31/12/2006 alle 0:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa


20 dicembre 2006


Pessimismo e fastidio....

Ho da disperata necessità di interrompere questo periodo in cui postare mi è così difficile...

Sarebbe anche molto semplice farlo in questo preciso periodo, le notizie di quelle che adoro commentare di certo non mancano, la crisi palestinese tra Hamas ed il leader Abu Mazen è un argomento serissimo che certo si presta le più diverse interpretazioni.

Ho letto molto in merito a questo su altri blog, è piaciuto anche molto commentare le varie interpretazioni che un letto.

La verità è che in questo momento provo molta difficoltà ad aggiornare questo blog.

Non so spiegarne bene il motivo, forse il periodo delle festività, forse un po' di stanchezza ma la verità che in quest'ultimo periodo mi sento travolto dalle notizie, l'atteggiamento divergente di per sé così difficile e faticoso, mi è in questo preciso momento pesante da mantenere per commentare quello che accade nel mondo.

Già un'altra volta in questo blog ho detto di essere stanco, stanco di dover sentire le tesi più assurde accreditate come verità, stanco di dover parlare di cose che dovrebbero essere già una certezza è che invece vengono messe continuamente in discussione, stanco nell'osservare chi continua trovare le colpe soltanto da un lato facendo finta, con un'ipocrisia che mi urta profondamente, di non vedere quello che di sbagliato c'è in altri luoghi in altre persone.

Ma sarebbe sbagliato dire che questa volta si tratta di stanchezza, non è questo il motivo per cui in questi giorni mi sono assentato dal postare in questo blog... forse quello che provo una sensazione diversa, non di stanchezza bensì di "dolore".

L'ipocrisia, la stupidità, l'ignoranza culturale, la cecità ideologica non che la voglia di accusare senza prima aver analizzato appieno la situazione, la faziosità e l'egoismo di sentirsi sempre in grado di dare una risposta migliore... beh queste cose non mi hanno soltanto stancato, sono passate dall'infastidirmi a diventarmi quasi dolorose nel riscontrarle così diffuse all'interno della società.

Non credo che le parole che vengono espresse in questo blog, come nelle migliaia di altri blog, abbiano perso il loro significato... anzi le attribuisco un valore ancora maggiore nel porsi così in disaccordo con questo sentimento diffuso e nel proclamare una visione diversa che così tante persone contribuiscono a rendere ogni giorno più concreta proprio digitando dalle loro tastiere ed esprimendosi in un blog.

Tuttavia mi sento un alieno all'interno di una società che sta cambiando in un modo che il giorno dopo giorno si rivela per me sempre più "assurdo". Forse il mio lato pessimista sta momentaneamente prendendo il sopravvento, facendomi vedere un quadro di insieme molto più grigio di quella è in realtà.

Non sono un pessimista cronico, forse questo momento è momentaneo e quasi certamente il modo migliore per riuscire a ritrovare una corretta visione delle cose è proprio riprendere a commentarle su questo blog, sfruttare questo mezzo di comunicazione sia per esprimere le proprie idee che per rincuorarsi (o deprimersi) con i commenti e le idee degli altri blogger.

Beh, tutto quello che ho detto fin qui non è quello che volevo scrivere ma mi sembrava doveroso dare almeno una spiegazione, se non agli altri, almeno a me stesso di perché in questo periodo mi risulti così difficile postare, di perché scansi le notizie anziché approfondirle, di perché provi questa sensazione di dolore quasi fisico nel vedere un certo andamento che non faccio fatica ad ammettere che risulti a me quasi sconcertante.

Continuare a divergere sarà la soluzione migliore alla fine per ridare un senso, almeno parziale, a tutto quello che mi circonda. Riprendere a nuotare contro corrente (quando serve) è l'unica soluzione che ho trovato per ridirigere il flusso delle mie idee. E anche se la visione pessimistica che, non troppo lontano lungo il fiume vi siano delle cascate, può rivelarsi falsa sicuramente la ricerca della verità, che è alla base del divergere di questo blog, è la soluzione migliore per procedere verso quella direzione che amo di più.

Ci risentiremo presto dunque, che questo vi piaccia o no.
 
By And.c




permalink | inviato da il 20/12/2006 alle 1:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


14 dicembre 2006


Il Dio Nascosto

Il Dio Cristiano è un Dio che si nasconde. E va bene. Cercarlo fortifica la nostra fede. Se ce lo nascondono però non va bene. Antonio Socci ci spiega meglio questo concetto qui.

coccokillbill




permalink | inviato da il 14/12/2006 alle 17:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


13 dicembre 2006


E' volgare o no?

Uno sta a pensare ma lo zoo di 105 è volgare o no? (se è divertente o no, nn me lo pongo: la risposta è sì). Poi prima arriva Aldo Grasso che te li loda dicendo che sono il nuovo Alto Gradimento e infine Luttazzi ti fa quadrare definitivamente il cerchio:

""Mel Brooks dice che la satira, se non è eccessiva, non fa ridere. E ha ragione. La tecnica della satira
consiste nella riduzione alle esigenze corporali: mangiare, bere, defecare, urinare, scopare. Chi lancia accuse di volgarità è un ignorante, e dovrebbe leggersi i capolavori del genere:"

coccokillbill




permalink | inviato da il 13/12/2006 alle 18:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


8 dicembre 2006


Di correttezza giornalistica stiamo veramente a "ZERO"


Decisamente quando andato in onda durante AnnoZero mi ha infastidito parecchio....

Con il servizio mandato in onda sulla manifestazione di Fi, durato 10 minuti, si è voluto screditare in maniera secondo me evidente un intera parte di cittadini di questa nazione che ha liberamente manifestato per dar voce alle proprie idee politiche.

Non dico che la manifestazione di FI debba essere esente da critiche, è che non sia compito dei giornalisti porre attenzione anche su questi aspetti, rispetto la libertà di stampa e credo che questo sia un dovere oltre che un diritto...

Tuttavia credo che vi siano dei limiti (il posizionamento di questi ultimi è assolutamente individuale) tra una critica costruttiva e di approfondimento giornalistico e una critica di propaganda volta a screditare una parte politica e a voler diffondere come verità assoluta quella che invece è una piccola parte, una sfaccettatura di una più ampia realtà.

E' sicuramente vero che all'interno della manifestazione di FI vi siano state delle presenze "scomode", persone votate ad idee estreme sotto il simbolo di qualche bandiera di estrema destra o del saluto romano....altrettanto vero che vi sono state dimostrazioni di origine satirico più o meno riuscito...se un somaro con la faccia di Prodi può far sorridere, più di cattivo gusto è invece la sua effige rappresentata su una bara...vi sono stati striscioni che rappresentavano le idee e i disagi più diversi e sicuramente vi sono stati molti striscioni che sventolavano offese di ogni tipo contro il governo...

Non giustificherò quelli che a buon senso possono essere ritenuti eccessi tirando i ballo il fatto che questo è lo spirito della manifestazione di piazza, e neppure evidenziando che contro il precedente governo è stato fatto, proprio da parte delle piazze di opposta fazione, ben di peggio e in maniera più evidente...

Quello che è stata la manifestazione di FI và rappresentato correttamente in ogni suo aspetto, da quelli migliori a quelli più imbarazzanti....

Ma la propaganda politica è ben altra cosa, voler far passare una manifestazione di milioni di perosone che nei fatti si è svolta in maniera pacifica e corretta, attraverso la sola rappresentazione di una ristretta fascia di persone è quantomeno fazioso.

Voler evidenziare in un servizio di 10 minuti solo ed esclusivamente quelle che sono state le magagne di questa manifestazione senza invece mai sottolinearne le parti positive è alquanto di parte...

Frasi come "nella manifestazione di FI il saluto Romano e Rock mentre il pugno chiuso è lento" possono sembrare innnque ma sono la dimostrazione della vena portante del servizio nascosta proprio in frasi come queste.

Il saluto romano non è mai stato per me ne Rock ne lento, semplicemente un segno di un idea politica di estrema destra che contemporaneamente ignora anche un bel pò di storia e che se ne infischia dei significati profondi di quei gesti, così come non sono Rock le bandiere di estrema destra che rappresentano stemmi che hanno accompagnato momenti bui di questo paese e che hanno coperto con la loro ombra alcuni dei principali diritti di una democrazia.

Tutto questo però, che si è voluto evidenziare con estrema puntualità in questo servizio, è solo una parte molto ristretta di quello che è stata la manifestazione nel suo complesso, credo che tutti hanno potuto vedere che la maggior parte della realtà emersa da tale evento fosse di natura ben diversa.

Nella trasmissione di Santoro si è giustamente dato risalto anche a le parti scomode di questa manifestazione, come giustamente deve fare l'indagine giornalistica, evidenziando quelle parti che altrimenti si vorrebbero tenere nasconste...ma il vero guiaio è che non si è mai evidenziato che parte della torta esse fossero, tantando di convincere invece (almeno io la vedo così) che gran parte di detta torta fosse in quel determinato modo.

Santoro poi, ha sicuramente grande esperienza nel campo giornalistico ma le sue repliche al discorso di Bondi sono sicuramente scarse e prive di una loro forza.

Bondi ha sottolinato (forse la pensa come me...) che in quel filmato si è mostrata una certa faziosità nei confronti di una tale fetta di popolazione...Santoro ha replicato dicendo che nessuno ha detto che la manifestazione sia degenerata, che si siano bruciate bandiere o eseguito cariche contro la polizia...

Sicuramente vero...nessuno ha detto durante la trasmissione cose di questo tipo, peccato che da un giornalista come Santoro dedito da anni all'analisi politica e giornalistica degli eventi, ci si sarebbe aspettato un pò di più...

Se veramente si voleve anullare o diluire quella vena di faziosità che si evidenziava dal filmato bastavano poche parole, evidenziando proprio quei fatti che "nessuno ha detto"

Ne Santoro ne altri si sono espressi nell'evidenziare che una manifestazione di tale portata svoltasi in modo del tutto pacifico è un evento molto importante, nessuno si è espresso nell'evidenziare l'anormalità (rispetto all'andamento delle manifestazioni di piazza di questi anni) del fatto che non si siano bruciate bandiere o innalzato inni contro le notre forze armate....non si è evidenziato che lo spazio ritagliatosi dalle parti "estremiste" era ben poco significativo e del tutto isolato rispetto allo spirito (seppur "spirito contro") della manifestazione.

Non dico che Santoro dovesse toccare il massimo dell'analisi andado a scovare come nella maggioranza delle manifestazioni della sinistra, specie in quelle in favore della pace, le parti estremiste abbiano dato il via ad atti degenerativi che hanno distrutto l'idea base della manifestazione...non dico che dovesse evidenziare come le bandiere bruciate, le offese, gli slogan inneggianti alla morte di Berlusconi, dell'opposta fazione politica o dei nostri carabinieri e soldati fossero invece la norma delle manifestazioni della sinistra all'opposizione e come continuino ad esserlo anche attualmente.....forse questo sarebbe chiedere troppo al buon Santoro....ma da buon giornalista credo che la sua analisi dovrebbe essere un poco più onesta e bilaterale che quella evidenziata.

Se gli atti dei componenti dell'estrema sinistra non evidenziano il comportamento della maggior parte di tale "popolo" allora tale ragionamento deve essere applicato anche all'inverso...
Se si tollerano insulti, cariche, atti di violenza in alcune delle manifestazioni di sinistra, perchè giudicate colpa di "pochi imbecilli", allora si deve razionalmente gioire del fatto che gli "imbecilli" di destra non siano riusciti a produrre niente di più di qualche slogan o bandiera.

Di lasciar scorrere un filmato di 10 minuti di cui per molti è stata evidente la natura profonda e poi difendersi dalle accuse dicendo che "nessuno ha detto ciò" mi sembra molto infantile...anche perchè il giornalismo si basa su quello che si ha il coraggio di dire non su quello che non si dice...

Non dico che Santoro non abbia mai condannato i comportamenti dell'estrema sinistra, dico soltanto che anche se si parla di avversari politici poteva essere così onesto da almeno sottolineare l'assenza di questo tipo di avvenimenti in una manifestazione così numerosa e soprattutto unica fino ad adesso.

Cristo, manco una parola su come gli organizzatori siano riusciti a isolare e impedire che la parte estrema dei manifestanti turbasse il regolare svolgimento della manifestazione.

Ma forse questo è chiedere troppo a Santoro, ma poi non mi dite che non devo dire che ritengo "AnnoZero" una trasmissione con un evidente linea politica....

Di zeri ne restano 8....sei compongono la cifra delle persone presenti alla manifestazione....1 è il rispetto "giornalistico" che dedico ad una figura come Santoro, il restante 0 è quanto mi mancherebbe se uscisse nuovamente dai nostri video.

By And.c




permalink | inviato da il 8/12/2006 alle 19:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
sfoglia     aprile